Israele: patria di start up e dell’alta tecnologia

Pubblichiamo di seguito l’intervista a Natalie Gutman-Chen, Ministro per gli Affari Commerciali, Ambasciata d’Israele in Italia, apparsa sul nuovo numero di Tribuna Economica.

Il numero completo della rivista è disponibile al seguente indirizzo: http://www.etribuna.com/eportale/it/26952-tribuna-economica-edicola

 

Il Paese è patria di start up e dell’alta tecnologia

Tribuna Economica intervista Natalie Gutman-Chen, Ministro per gli Affari Commerciali, Ambasciata d’Israele in Italia

 

L’Israel Innovation Authority ha messo a punto un nuovo programma chiamato “Technological Innovation Labs” che mira a spingere le aziende a creare laboratori di innovazione in Israele per sostenere le start up nel loro ambito di interesse. Obiettivo del programma e’ quello di attirare le multinazionali a creare nuovi laboratori all’interno dei quali sviluppare nuove tecnologie e sostenere le start up israeliane.

E’ difatti risaputo che Israele è patria di start up e dell’alta tecnologia. Un Paese e un Governo che stimola le imprese ad investire nel territorio; un territorio che, grazie alle competenze della popolazione, ha saputo sfruttare e oggi essere oggetto di studi, nonché meta ambita da parte di ricercatori e società.

 

Ministro Gutman-Chen, qual è il ruolo del settore Fintech nel Paese?

Il Fintech, cioè l’insieme di nuove ed innovative tecnologie che ruotano attorno al settore finanziario, rappresenta sicuramente un’eccellenza nella realtà Israeliana. La tecnologia occupa una parte sempre più importante nella società moderna e il settore finanziario ha conosciuto un incremento cospicuo negli investimenti e la nascita di moltissime nuove ed innovative società.

Israele è il paese con il più alto numero di start up pro capite, non sorprende quindi che molte delle nuove tecnologie in ambito Fintech siano state ideate e sviluppate nella cosiddetta Start Up Nation.

Il Fintech svolge quindi un ruolo fondamentale per l’economia israeliana, richiamando investitori da tutto il mondo tra i quali fondi di investimento privati e istituzioni finanziarie, senza dimenticare i fondi stanziati dal governo israeliano, per un giro d’affari stimato di oltre 4,5 miliardi di dollari.

Complessivamente, in Israele ci sono oltre 500 start up che operano nel settore; il valore delle transazioni nel mercato Fintech è stato pari a 8,9 miliardi di dollari nel 2017 e si prevede un tasso di crescita annuale (CAGR 2017-2021) del 16,1%, con un importo totale di 16,2 miliardi entro il 2021.

 

Come si evolve l’Automotive?

L’avanzamento tecnologico e un policy making mirato da parte del governo israeliano hanno portato ad una crescita esponenziale di questo settore. Tutto questo è stato possibile nonostante in Israele non vi sia alcun produttore o casa automobilistica nazionale.

Sono essenzialmente tre le grandi aree nelle quali si sta sviluppando l’Automotive: in primo luogo troviamo la cosiddetta CO2 Battle, ovvero l’insieme di tutte le iniziative che sono state prese per ridurre la dipendenza del Paese dai carburanti fossili.

La Connectivity è un altro dei settori chiave dell’Automotive; il progresso tecnologico richiede veicoli sempre più interconnessi e in grado di comunicare con dispositivi esterni (V2X), con sistema di guida intelligente (autonomus drive) ma anche sicuri e in grado di proteggersi dagli attacchi informatici (cyber security).

L’ultimo, tra i principali, settori dell’Automotive è quello delle tecnologie legate alla cyber sicurezza. Con autovetture sempre connesse ad internet e che comunicano tra di loro, si è reso necessario uno sforzo ulteriore per garantire la sicurezza e l’affidabilità dei veicoli.

 

Tra gli altri settori chiave troviamo “Lifescience”: quali sono i numeri e come si muovono le aziende dentro e fuori i confini nazionali?

Il settore del Lifescience è in costante crescita da oltre 10 anni e questa crescita non sembra intenzionata a fermarsi. Lo scorso anno sono stati raccolti fondi per 1,2 miliardi di dollari (da fondi locali, fondi esteri, investimenti da parte di fondi di private equity a anche grazie al sostegno dell’Israel Innovation Authority) ben il 40% in più rispetto al 2016 e 400% rispetto a un decennio fa. Si tratta di numeri importanti per un settore che in Israele impiega oltre 85mila persone, circa il 2% di tutta la forza lavoro del Paese, per un totale di oltre 1.350 società ad oggi attive in Israele.

Una stretta connessione tra il mondo della ricerca universitaria e dell’industria ha permesso di sviluppare nuove ed avanzate tecnologie che le aziende israeliane esportano in tutto il mondo. Questo è stato possibile anche grazie al forte sostegno governativo. Il governo dello Stato di Israele ha finanziato diversi programmi di ricerca e sviluppo; l’Israel Innovation Authority (IIA) presso il Ministero dell’Economia, è responsabile del finanziamento dei programmi di R&S industriale in Israele e contribuisce dal 30% all’85% alle spese di ricerca e sviluppo approvate dalle società di tecnologia, inclusa quella delle società che operano nel Lifescience.

 

Perché il Cybertech è tra i settori su ci puntare?

Il settore della sicurezza informatica rappresenta una delle eccellenze di Israele. Con oltre 350 società e un export di 3,5 miliardi di dollari (circa il 5% dell’export mondiale in questo settore), il Cybertech cresce costantemente grazie a numerosi investimenti sia interni che provenienti dall’estero.

Israele ha quindi una lunga storia di successi e innovazione in questo settore, al quale è stato dato ulteriore slancio grazie alla creazione, nel 2011, del National Cyber Bureau, un’agenzia che si occupa di gestire le strategie in materia di sicurezza informatica (rispondendo direttamente al Primo Ministro) e di favorire la collaborazione tra il Governo Israeliano, le aziende e gli istituti di ricerca.

E’ in questa ottica che è stato creato Cyberspark, Israeli Cyber Innovation Arena, un’organizzazione senza scopo di lucro progettata per essere l’organo centrale di coordinamento per le attività congiunte dell’industria cibernetica con tutti gli stakeholder.

 

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