Economia israeliana: continua il trend positivo anche nel 2017

Negli ultimi anni l’economia israeliana ha conosciuto un periodo di grande crescita e sviluppo. I recenti dati diffusi dal Ministero dell’Economia israeliano sembrano confermare questo trend positivo che vede coinvolti diversi settori dell’economia israeliana.

Nel Rating Action dello scorso agosto, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha confermato la valutazione di A+ per l’economia israeliana. Come si legge nel rapporto:

“The rating action reflects our opinion that Israel’s improved fiscal framework and strong economic growth could enable further progress on fiscal consolidation over the next few years.”

Il giudizio positivo non giunge inaspettato visti gli innumerevoli sforzi compiuti da Israele, soprattutto per quanto riguarda il rapporto debito/PIL, diminuito del 1,6% nel 2016.

Il rapporto debito/PIL israeliano è sotto la media OCSE del 2015, stimato al 63.,9% contro la media europea di 68.1%.  Inoltre, Israele è uno dei pochi paesi ad aver diminuito il proprio rapporto debito/PIL dall’inizio della crisi economica che ha colpito l’economia mondiale nel 2007.

Cambiamenti nel rapporto debito/PIL (2007-2016):tab1

 

Il prodotto interno lordo israeliano è cresciuto, su base annuale, del 2,7% nel secondo quadrimestre del 2017. Nello specifico, gli investimenti industriali sono cresciuti del 15,4% e anche i consumi hanno visto un incremento del 6,5%.

L’economia israeliana ha subito un radicale cambiamento, si è passati infatti da un’economia orientata all’export a una più orientata verso i consumi interni. I consumi dei privati hanno inciso per il 3,4% sulla crescita del PIL nel 2016.

Tasso di crescita di Israele 2011-2016:

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Dati molto incoraggianti arrivano anche per quanto riguarda il deficit statale. Nel 2016 il deficit (ovvero il disavanzo primario, cioè la differenza negativa fra le entrate e le spese pubbliche, al netto degli interessi sostenuti per finanziare il debito pubblico, in un determinato periodo di tempo, contrapposto all’avanzo primario) è stato del 2,1% rispetto al PIL (molto al di sotto della soglia massima del 2,9%).

Questo è stato possibile grazie ad un incremento, decisamente al di sopra delle aspettative, delle entrate statali e non per un significativo taglio della spesa pubblica. Tra i fattori che hanno contribuito a questo aumento delle entrare se ne possono individuare principalmente tre:

 

  • Un aumento significativo dei salari minimi, cresciuti del 6,1% nel 2015 e del 3,8% nel 2016. Ci si aspetta inoltre che i salari minimi continuino a salire anche nel 2017 (6,1%) e nel 2018 (5,5%)
  • C’è stato un incremento nella forza lavoro. Alla fine del 2016 il tasso di disoccupazione era del 4,8% mentre nella prima metà del 2017 è passato al 4,3%. Inoltre, il tasso di partecipazione della forza lavoro alla fine del 2016 era del 64,1%.
  • Il terzo fattore è rappresentato dall’aumento delle entrare di tasse indirette derivate dalla vendita di autovetture. Il rafforzamento dello shekel israeliano, i bassi tassi di interesse e la disponibilità di soluzioni interessanti di finanziamento, hanno portato ad un aumento della vendita di automobili. Inoltre, si stima che l’acquisizione di Mobileye da parte di Intel per 15 miliardi di dollari, porterà all’incirca 3-4 miliardi di shekel nelle casse dello Stato.

 

Come già citato in precedenza, il tasso di disoccupazione in Israele è sceso al 4,8% alla fine del 2016, circa l’1,5% più basso della media OSCE, arrivando a toccare il 4,1% alla fine di luglio 2017. Questo risultato è stato possibile grazie all’aumento della partecipazione al lavoro di comunità che storicamente non erano mai state attive nella forza lavoro rispetto alle altre.  Aumentare il tasso di partecipazione delle donne arabe e degli uomini ebrei ultra ortodossi è sempre stato un obiettivo a lungo termine della strategia di crescita di Israele. Sono stati fatti notevoli passi avanti nella giusta direzione; dal 2006 al 2016 il tasso di partecipazione delle donne arabe è cresciuto di oltre l’11% (dal 23,9 al 35%) e quello degli uomini ebrei ultra ortodossi di circa l’11,5% (passando dal 39,2 al 50,8%).

Tasso di disoccupazione 2011-2016 (Israele e Paesi OSCE):

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In questo quadro di crescita ha inciso anche il mercato immobiliare. Negli ultimi anni infatti, il prezzo delle case in Israele è cresciuto in maniera vertiginosa a causa di diversi fattori: primo fra tutti l’aumento della popolazione (circa il 2% in più all’anno) e costi molto alti per la regolamentazione delle abitazioni.

Per rendere il mercato immobiliare più accessibile, il governo ha varato numerose iniziative: un aumento della fornitura di terre per scopi abitativi, tassazioni più gravose per chi possiede più di un’abitazione e incentivi per i giovani per l’acquisto della prima casa.

Prezzi delle case (comparazione):

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Per quanto riguarda la politica monetaria invece, la Banca di Israele ha fatto sapere che il tasso di interesse rimarrà fisso allo 0,1% (come è dal marzo 2015) e che non sono previsti cambiamenti nella politica monetaria, visti anche i risultati molto positivi dell’economia israeliana.

 

Tra le altre notizie si segnala che Israele è stata inserita al decimo posto della classifica delle economie più innovative al mondo per il 2017 dal Bloomberg Innovation Index. L’Index stila una classifica annuale di tutte le economie mondiali basandosi su 7 fattori tra cui R&D e la concentrazione di aziende high tech nel Paese.

http://www.jpost.com/Business-and-Innovation/Tech/Israel-secures-top-10-ranking-in-2017-Bloomberg-Innovation-Index-478803

Israele rimane anche il Paese di riferimento per quanto riguarda gli investimenti nella cyber sicurezza. Nel 2016 sono state finanziate 83 nuove startup che si occupano di cybersicurezza con un aumento rispetto alle 81 finanziate del 2015. Un trend positivo destinato a continuare anche nel 2017.

https://techcrunch.com/2017/01/23/trends-in-israels-cybersecurity-investments/